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Alter Krieg

Federico Federici (2017)

Preludio I.a allegretto

Gli ho detto: «è dura
lotta, lascia pure
la speranza, entra tu
nel vivo della guerra
e al segnale spara.

Infittire i colpi conta,
non mirare, non importa
a chi far fuoco, ma sparare
e così togliersi di dosso
la paura di morire.»

 

Tema, contraerea II.a andante legato

Finiva all’improvviso la città
in una riga nera ad est dei suoi
confini illuminati a fuoco dai
mortai. I grilli nell’oscurità

di dieci casolari neri
frinivano tra quegli schianti,
le bocche nere dei soldati
si richiamavano agli spari.

I vivi, a furia di sparare
colpi in aria, avevano
afferrato i morti.

I colpi, a furia di scavare
buche in terra, avevano
sepolto i vivi.

 

Variazione, controsonetto II.b andante

Mai più umana la città si sveglia
al palpito di pace della tregua:
altro pianto muto preme il cielo.

Scrolla, trattenuto a stento, un velo
di neve scura la pianta esigua,
che non ha ceduto ai colpi foglia.

Resta a una ringhiera rosso vivo
uno strappo di bandiera e stride
l’aria a un fischio forte di vittoria,
allegria d’addio e di conquista.

Un soldato curvo, stretto a un cavo
per tenersi saldo in terra, ride
finalmente vinto dalla guerra,
fulminato con un colpo in testa.

 

Scherzo II.c vivo

Divelti i pali della luce e a pezzi
i fili, i vetri acuminati, spenti,
al vento sono tremiti di denti
negli antri cavi e bui dei palazzi.

Gli impiccati, scesi a piedi in terra,
strofinano le dita sopra l’erba,
la bocca vuota infila un soffio d’aria
e fan l’appello ai morti della guerra.

La gente non sa più dov’è la via,
i tetti sono cieli scoperchiati,
la luce cade a salve tra le crepe.

Chi spara in aria uccide senza colpe.
C’è chi ripete il proprio nome ai morti.
Grida una voce, ma non è la mia.

 

Tregua II.d con moto

I martiri trafitti nei fossati
ascoltano latrar lontano i cani.

Nemmeno sa di esistere la vita
sul gambo di una rosa bianca, colta
in bilico sui grumi all’erba nera,
confusa nella morte alla vittoria.

Le unghie rotte e i graffi sulle mani,
i morti scesi ai solchi già scavati.

Tra bossoli e bulloni, barattoli
ossidati, cunicoli e rigagnoli,
si sparge un’acqua putrida sui tagli,
il sangue si coagula ai metalli.

Reticolati e campi rastrellati.
I morti danno ai vivi i loro nomi.

 

Aus: Federico Federici: Alter Krieg. Morrisville, 2017.

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