{"id":24160,"date":"2025-07-01T14:10:00","date_gmt":"2025-07-01T12:10:00","guid":{"rendered":"https:\/\/stadtsprachen.de\/de\/?post_type=stsp_text&#038;p=24160"},"modified":"2025-06-28T15:36:52","modified_gmt":"2025-06-28T13:36:52","slug":"la-opel","status":"publish","type":"stsp_text","link":"https:\/\/stadtsprachen.de\/de\/text\/la-opel\/","title":{"rendered":"La Opel"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Le vacanze non erano andate benissimo. La Puglia sotto Natale non era bella quanto ce l\u2019eravamo aspettata: al contrario, l\u2019avevamo trovata troppo fredda, troppo affollata, tetra. \u201cI colori invernali non si confanno a questo posto\u201d aveva sentenziato Leda appena scesa dall\u2019auto, e io ero sostanzialmente d\u2019accordo. Preferivo di gran lunga le facciate delle cattedrali bruciate dal sole estivo al grigiastro del cielo dicembrino, che rendeva tutti i monumenti stanchi e luttuosi. D\u2019agosto le lastre di pietra bianca si scaldavano tanto da dorarsi, luccicanti come biscotti glassati, e restavano calde al tocco per tutta la durata del giorno e della notte: era confortante sfiorarle cos\u00ec come si tocca la spalla o il braccio di chi si ama, quasi inavvertitamente, mentre si parla o si cammina fianco a fianco, con il sotterraneo bisogno della conferma tattile del tepore vitale contenuto nell\u2019altro corpo. D\u2019inverno, invece, i muri erano freddi e inerti, tutt\u2019altro che rasserenanti: per quanto li toccassi, non sentivo altro che sasso. Non ho mai avuto nulla contro l\u2019alta stagione, anzi: disprezzo con tutta me stessa chi si vanta di andare in posti sperduti \u201csenza nessuno\u201d, magari per uno o due mesi all\u2019anno. Se il turismo deve esistere, che sia di massa, democratico, il pi\u00f9 possibile a basso costo. Se i bei posti esistono, che li possano vedere tutti senza distinzione. Le spiagge nascoste, le valli segrete, le isole remote, sono roba da stronzi. Viva Ferragosto.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cFa troppo freddo\u201d dicevo a Leda ogni mattina, poggiandomi sul davanzale della finestra del nostro albergo. \u201c<a>\u00c8 <\/a>inevitabile sentirsi sole\u201d. Ci aspettavamo una Monopoli in festa, piena di gente allegra e indaffarata, mentre ad accoglierci avevamo solo famigliole rumorose di turisti che riempivano ristoranti squallidi, oltre a qualche fuori sede intento a intasare le strade per andare a trovare i parenti fino al quinto grado. Per l\u2019occasione avevamo noleggiato una Opel un po\u2019 datata ed eravamo soddisfatte: ci piaceva l\u2019idea della fuga in auto lungo la costa, e l\u2019unica soddisfazione di quella settimana erano state le ore in macchina passate a cantare <em>il mare d\u2019inverno<\/em> e a guardare le onde grigie infrangersi sugli scogli, accostando ogni tanto per qualche foto e per un t\u00e8 caldo (lei) o un ponche (io) in un baretto desolato.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Quando arriva l\u2019ultimo giorno, quello della partenza, siamo pi\u00f9 che pronte a salutare lo striminzito albero di Natale della hall dell\u2019albergo e a tornarcene a casa, lasciandoci alle spalle una vacanza non sgradevole, certo, ma tutto sommato dimenticabile. Ci avviamo verso il parcheggio con i nostri trolley al seguito, quando ci accorgiamo che il posto dove avevamo lasciato l\u2019auto la sera prima era vuoto. Facciamo un breve giro di ricognizione del parcheggio, che pure non era enorme, sicure di trovarla nelle immediate vicinanze. Non abbiamo successo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cSicura che l\u2019avevamo lasciata qui?\u201d fa Leda.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cMa s\u00ec\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cE allora come mai non c\u2019\u00e8?\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cQuesto non lo so, ma sono certa che abbiamo parcheggiato qui\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cImpossibile\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Comincio ad agitarmi. Si tratta pur sempre di una macchina a noleggio, ed \u00e8 nostra responsabilit\u00e0 riportarla intatta.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cDobbiamo chiamare i Carabinieri\u201d le dico.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cNon esageriamo. Quelli portano pi\u00f9 problemi che altro. Facciamo un giro a piedi, vedrai che la troviamo. Di sicuro ci stiamo sbagliando e abbiamo parcheggiato altrove\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Bench\u00e9 io sia convintissima che la macchina avrebbe dovuto essere l\u00ec dove l\u2019avevamo lasciata, e dove tuttavia non era, decido di fidarmi dell\u2019atteggiamento possibilista di Leda e la seguo in un giro esplorativo del paese.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cDeve essere qui da qualche parte\u201d continua a ripetere, come se stessimo cercando una biro nella borsa anzich\u00e9 un\u2019Opel Astra del \u201979.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cGuarda che non m\u2019importa poi tanto dell\u2019auto\u201d le dico \u201csono preoccupata per il libro\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cHo capito perfettamente\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mi conosce fin troppo bene. Il libro in questione era <em>Il dito in bocca<\/em>, primo romanzo di Fleur Jaeggy, da me cercato ossessivamente per oltre dieci anni su tutte le bancarelle reali e virtuali d\u2019Italia. Di certo non era il miglior romanzo di Jaeggy, ma la sua ricerca mi aveva talmente appassionata che quando l\u2019avevo trovato esposto nella vetrina di una libreria di via de\u2019 Servi avevo provato un senso di compiutezza e soddisfazione quasi senza precedenti. L\u2019avevo quindi letto tutto d\u2019un fiato nel tragitto in treno di ritorno da Firenze, e avevo trascorso i giorni successivi ad annotarlo, sottolinearlo, glossarlo e renderlo definitivamente mio. Avevo sviluppato nei confronti di quel libricino (una prima edizione Adelphi mai ristampata e di tiratura molto limitata, perci\u00f2 molto rara) un senso di attaccamento tale che mi era diventato difficile separarmene. Motivo per cui avevo deciso di portarmelo anche in vacanza. Mi piaceva rileggerlo ad alta voce in auto e sentire il suono delle parole che tanto avevo atteso. Leda pensava fossi esagerata ma non me lo faceva pesare, perch\u00e9 in fondo le piaceva essere intrattenuta mentre guidava, ed entrambe non sopportiamo gli audiolibri letti dagli attori di sitcom falliti.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cIl tuo dito in bocca. Certo che non sei normale\u201d mi canzona Leda, scrutando nel frattempo le auto che incrociamo nella speranza di riconoscere la nostra.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cQuesta ricerca \u00e8 del tutto irrazionale\u201d dico dopo un po\u2019, fermandomi di botto in mezzo alla strada \u201cSo benissimo dove abbiamo parcheggiato, e lo sai anche tu. L\u2019auto non c\u2019\u00e8 pi\u00f9. \u00c8 evidente che ce l\u2019hanno rubata. Io chiamo i Carabinieri\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Sto ancora pronunciando quelle parole quando Leda mi afferra la mano destra e indica un\u2019auto sotto una palma scossa dal vento.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cEccola!\u201d urla.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Incredule, ci avviciniamo all\u2019auto e la riconosciamo. \u00c8 la nostra Opel. Guardiamo dentro i finestrini e vediamo, sparsa sui sedili posteriori, tutta la nostra roba: la borsa di rete per fare la spesa, una foglia di unghia di diavolo avvolta in un tovagliolo di carta con l\u2019idea di ripiantarla a casa, l\u2019ombrellino da pioggia che non abbiamo mai aperto. Leda apre la portiera del passeggero e va diretta al cruscotto. Ecco il mio libro, proprio dove l\u2019avevo riposto. Sento un nodo al petto sciogliersi.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cIncredibile\u201d le dico \u201cMa come abbiamo fatto a sbagliare di cos\u00ec tanto? Avremo fatto almeno tre chilometri a piedi\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cNon ne ho idea. Ma lo vedi che entri sempre nel panico per cazzate? \u00c8 tutta una tragedia con te\u201d e sorridiamo entrambe di cuore, sollevate dall\u2019insperato ritrovamento. Carichiamo i trolley nel bagagliaio e partiamo alla volta di casa. \u201cMi sa che questa vacanza ce la potevamo risparmiare\u201d dice Leda, uscendo dal parcheggio in retromarcia \u201cSolo patemi\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Non passa molto tempo prima che io prenda il libro e lo inizi a leggere, anche e soprattutto per placare lo sgomento che avevo provato nel timore di averlo perso. Lo apro a caso, e subito mi accorgo che qualcosa non va. Lo sfoglio tutto, pagina per pagina, prima velocemente e poi con grande scrupolo e cautela, e ne ho la certezza pi\u00f9 assoluta: queste non sono le mie sottolineature, e tutte le mie annotazioni sono sparite. Non \u00e8 il mio libro.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cLeda fermati. Non \u00e8 il mio libro. Non \u00e8 questa la macchina, Leda\u201d dico con apprensione crescente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Leda non accenna a fermarsi, e anzi mi ignora totalmente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">\u201cMi hai sentito? Non \u00e8 il mio libro! Non \u00e8 la nostra macchina!\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Mi guardo intorno e tutto nell\u2019abitacolo mi \u00e8 familiare, la borsa e il pezzo di pianta grassa e l\u2019ombrello e le valigie e il mio libro con la copertina azzurra e anche il frammento del volto di Leda che vedo riflesso nello specchietto e sento come un conato di vomito arrampicarsi su per l\u2019esofago. A questo punto sto urlando. Leda continua a guidare come nulla fosse, gli occhi fissi sulla strada di fronte a noi, del tutto insensibile alla mia angoscia. La afferro per il braccio per scuoterla e attirare la sua attenzione e subito mi ritraggo, disgustata. \u00c8 gelido.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Le vacanze non erano andate benissimo. La Puglia sotto Natale non era bella quanto ce l\u2019eravamo aspettata: al contrario, l\u2019avevamo trovata troppo fredda, troppo affollata, tetra. \u201cI colori invernali non si confanno a questo posto\u201d aveva sentenziato Leda appena scesa dall\u2019auto, e io ero sostanzialmente d\u2019accordo. 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